Simbologia del cibo – La fame d’emozioni: quando il cibo compensa bisogni emotivi

Simbologia del cibo

La fame d’emozioni: quando il cibo compensa bisogni emotivi

 

AUTRICE: Giuliana Alquati *

Un aspetto importante del cibo è che ha il potere di modificare il nostro stato, sia da un punto di vista elettrochimico, sia da un punto di vista emotivo.

Il cibo accompagna la nostra vita dal momento stesso in cui nasciamo. Non possiamo farne a meno perché è fonte di vita e di nutrimento, ma oltre all’aspetto biologico, porta con sé significati che vanno oltre un fattore prettamente nutrizionale.

 

 

IL CIBO COME RELAZIONE

 

Il cibo ricopre, quindi, non solo una funzione nutritiva ma soprattutto: emotiva, educativa ed aggregante sia socialmente sia culturalmente.

Il cibo è sin dalla nascita uno dei principali mediatori col mondo esterno. Colei/colui che nutre un bambino istaura con quest’ultimo una relazione profonda, essenziale per la sua sopravvivenza psichica. Il processo alimentare è al centro della vita emotiva di un neonato e tutto gravita attorno ad esso insieme alle emozioni più significative: soddisfazione, paura, rabbia ecc. . Il cibo “buono” (dato con attenzione, amore e cura) diventa benessere organico che diviene benessere relazionale. Questo benessere è il presupposto per la costruzione di processi di fiducia su cui si basa l’edificazione della personalità e l’identità sociale. L’alimentarsi, quindi, riempie di significato l’ incontro con l’altro (il nostro caregiver – la mamma). Incorporare, metter dentro significa per un bambino: accettare, fidarsi, conoscere, sperimentare ecc. .

Esistono dei cibi che ci accompagnano durante la nostra vita ed ai quali diamo significati emotivi. Il dolce preferito di quando eravamo bambini, la pietanza preparata da una figura importante, la merenda che condividevamo con un nostro amico. Il cibo ci accompagna in tantissime situazioni emotive della nostra vita e contiene dei significati importanti su cui noi costruiamo parte della nostra storia.

Mentre però gli affetti, gli amici, le situazioni della nostra vita cambiano, si evolvono, mutano, il cibo rimane sempre uguale e grazie al legame mnemonico ed affettivo creato nel nostro passato, rimane un buon metodo per rievocare le sensazioni piacevoli che erano legate ad esso.

 

Così, mentre i ricordi o le persone possono essere fonte di emozioni spiacevoli, di frustrazioni, il cibo è in grado di offrire un’apparente conforto, disinteressato e assolutamente privo di frustrazioni, almeno nell’immediato.

Ecco dunque come l’assunzione di cibo assume significati totalmente opposti ai bisogni nutrizionali, ma serve per colmare necessità prettamente emotive.

Mangiamo dunque per modulare i nostri stati emotivi spiacevoli per tentare di placarli, colmarli, modificarli, attraverso sensazioni piacevoli derivanti dal cibo; si parla infatti di comfort food, cibo confortevole, che rassicura.

 Se si è imparato a modulare le emozioni attraverso l’assunzione di cibo, è perché in un certo momento della vita questa soluzione si è mostrata efficace, utile e decisiva per rispondere ad un bisogno fondamentale, quello di non essere soli, di non soffrire, di stare meglio.

Il problema, come avviene in molti casi, è che questo tentativo di soluzione, che si è dimostrato utile in passato, è il motivo dell’attuale sofferenza.

Il cibo, fonte di conforto, diventa anche fonte di colpa devastante, di inadeguatezza, di disgusto e si caratterizza di quegli aspetti negativi che si tenta di rifuggire, creando così un circolo vizioso che imprigiona nei suoi meccanismi di ricompensa- insoddisfazione- emozioni negative-ricerca di nuova ricompensa.

 

PROBLEMI PSICOLOGICI LEGATI ALL’ASSUNZIONE DEL CIBO

Se il cibo, come abbiamo visto, è legato all’esperienza relazionale diventa comprensibile come il cibarsi troppo o in modo sregolato oppure il non nutrirsi diventano messaggi emotivi, veicolati attraverso il cibo, all’interno di una relazione significativa.

Il pasto in famiglia, ad esempio, è una sintesi originale di molti aspetti poiché oltre al cibo entrano in gioco la cura, le attenzioni per gli altri e le relazioni interpersonali. La tavola è una grande occasione educativa e contemporaneamente luogo di scambi emotivi che descrivono lo stato dei rapporti familiari intercorrenti: ‘chi parla, in che modo, rivolto a chi, come ci si siede (vicino a chi), in quale clima emotivo, ci si ritrova tutti, ci si aspetta…?’. Nelle tensioni familiari il cibo può diventare simbolo di protesta: rifiuto di mangiarlo, lo scredito, mi abbuffo, lo ignoro ecc. .

 

Possiamo concludere affermando che il modo di alimentarsi riflette la cura, l’educazione ricevuta, la cultura di appartenenza, la propria personalità e l’insieme degli stati d’animo in essere ovvero il sistema di relazioni in cui siamo cresciuti ed in cui ci troviamo.

 * Giuliana Alquati, psicoterapeuta

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