La conflittualità nei genitori separati o divorziati

La conflittualità nei genitori separati o divorziati

 

 

La separazione ed il divorzio spesso non diminuiscono le cause di diverbio né fanno cessare il conflitto esistente tra i coniugi.

 Per Scaparro e Bernardini[1]:

“Le procedure di separazione e divorzio nel nostro sistema ci sembrano oggi, indipendentemente dalla volontà dei singoli, disumane. In molti casi, infatti, lungi dal ridurre la conflittualità tra i genitori in via di separazione o separati, la accrescono esponendo i bambini a gravi forme di abuso e gli stessi genitori ad insostenibili ansie”.

 In molti casi ai vecchi motivi di contrasto se ne aggiungono altri e la nuova legge italiana sull’affidamento condiviso non sembra aver affatto risolto questo annoso problema.[2]

 Il conflitto economico

 

Intanto, con la separazione ed il divorzio si apre il fronte del conflitto economico. Ognuno dei coniugi, spalleggiato dai suoi avvocati, cercherà in ogni modo di ottenere dalla separazione, per il proprio cliente, il massimo del profitto con il minimo danno. Anche perché sono poche le famiglie che possono permettersi di mantenere, da separati, lo stesso tenore di vita che avevano precedentemente.

Il conflitto sulle condizioni economiche può durare vari decenni in quanto, anche dopo la sentenza definitiva di divorzio, se la situazione si è modificata, e non è affatto difficile che il tempo modifichi le cose, uno dei due contendenti può richiedere al giudice nuove e diverse misure economiche. Ciò mantiene gli ex coniugi in una continua, esasperante situazione di tensione che alimenta i motivi e le condizioni di reciproca aggressività.

L’altro viene visto come una sanguisuga pronta a utilizzare tutti gli espedienti possibili per ottenere sempre di più: “Pur di pretendere più soldi si inventa mille necessità e spese per i figli e per la famiglia”. Oppure, al contrario, l’altro viene visto come l’avaro ed il prepotente che non concede quanto può e quanto gli è dovuto ai figli e al coniuge, costringendoli ad una vita difficile e grama: “Non vuole pagare neanche le spese per l’apparecchio dei denti di cui ha bisogno suo figlio! È proprio un miserabile”.  “Si rifiuta di partecipare alle spese per il corso di ginnastica riabilitativa per risolvere il problema della scoliosi di Laura”. In questi conflitti su base economica sono coinvolti anche i figli, i quali sono spesso costretti a mentire su quanto veramente spendono o su quanto guadagnano: “Fai pure qualche lavoretto ma non dirlo a papà se no ti toglie il mantenimento”. “Di’ a papà che il corso di chitarra ti è indispensabile e che ci costa molto”.

  Il contenzioso sull’affidamento dei figli

Con la separazione e con il divorzio si apre il contenzioso sull’affidamento dei figli. Per Vico[3] : “Il figlio diventa spesso una realtà contesa, divisa, ora oggetto di scambio, ora fattore di compensazione, ora perdita preziosa nel circolo vizioso giuridico – psicologico del gioco delle parti in cui il sistema familiare viene a trovarsi”. Vi sono mille motivi di tipo affettivo ed economico per volere per sé i figli quanto più a lungo possibile o, al contrario, per non volerli. “Se i figli stanno insieme a me, di questo disastrato matrimonio mi resta almeno qualcosa: il loro affetto, la loro presenza nonché il mantenimento che il mio ex mi dovrà dare”. “Se i figli stanno con me posso facilmente gestire a mio vantaggio i loro bisogni economici”.

Ma sono presenti anche dei desideri o dei bisogni opposti: “Se il figlio non sta con me sono libero/libera di avere altre amicizie, altri amori ed intraprendere nuove e più redditizie attività lavorative senza che lui/lei sappia nulla”. Anche in questo caso il dissidio può non finire affatto con la sentenza del giudice che indica a chi sono affidati i figli e quali possibilità ha l’altro di vederli e restare con loro. Può succedere che il genitore che si è battuto strenuamente ed ha fatto “ferro e fuoco” per avere affidati i figli quanto più a lungo possibile, pochi mesi dopo, a causa delle mutate esigenze sentimentali, lavorative o per un sopraggiunto difficile dialogo e gestione dei minori, pretenda esattamente il contrario: “Se quando ero solo mi stava bene che i figli stessero con me tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, dopo aver conosciuto Luisa, queste condizioni non mi stanno più bene in quanto non mi permettono di trascorrere i fine settimana con la mia nuova fidanzata”.

 Le nuove relazioni amorose

L’altro fronte molto caldo, anzi scottante, che si apre riguarda le nuove relazioni amorose. Una parte degli uomini e delle donne separati o divorziati vorrebbe creare, dopo il fallimento del primo matrimonio, una nuova famiglia. Una famiglia che abbia tutti i pregi di quella abbandonata senza averne i difetti. Il progetto è sicuramente desiderabile e augurabile, ma si scontra con mille difficoltà.

È, intanto, laboriosa la scelta di un nuovo partner. Data la facilità con la quale i due sessi si possono incontrare nelle numerose feste, nelle discoteche o mediante l’uso degli strumenti elettronici: Internet, cellulari, telefono, agenzie matrimoniali, ma anche con la frequenza di appositi locali per gli incontri sentimentali dei single, il progetto di conoscere e frequentare un nuovo partner non è obiettivamente difficile. È facile organizzare dei primi incontri, così com’è agevole la conduzione sentimentale e sessuale durante le prime settimane della nuova relazione. I fuochi della passione, delle illusioni e dell’innamoramento, con molta probabilità riusciranno a creare un clima relazionale incantevole. I problemi nascono dopo. I problemi nascono quando si vuole trasformare un rapporto sentimentale e amoroso in qualcosa che somigli ad una famiglia.

Non appena l’uomo e la donna iniziano a parlare e a programmare qualcosa di più importante, rispetto ai piacevoli momenti vissuti e goduti insieme, saltano fuori, come dal cappello a cilindro di un prestigiatore, i problemi reciproci. “Sì ci amiamo, ma che fare di questo amore? Ancora non sono divorziato”. “Ho ancora dei figli piccoli che stanno con me e non vorrei traumatizzarli inserendo un’altra presenza estranea tra noi”. “Attualmente non sono pronto per un’altra unione”. O peggio: “Tu credi ancora nel matrimonio o nella convivenza? Io non ci credo più, dopo quanto ho dovuto subire”.

Ciò rende i genitori dei bambini separati o divorziati notevolmente inquieti, instabili e incostanti. Essi passano dall’entusiasmo della fase dell’innamoramento, quando nuove e più esaltanti emozioni bussano al loro cuore ed al loro corpo, alla tristezza e al pessimismo più profondi, che spesso si accompagnano a irritabilità e scontrosità quando, per un motivo qualsiasi, il nuovo legame amoroso diventa difficile, si sfalda o sfuma.

I problemi personali dei divorziati, e quindi i riflessi negativi sui figli, si accentuano anche per la difficoltà o l’impossibilità di far accettare all’altro coniuge il nuovo sentimento amoroso e la nuova realtà affettiva. Sono pochi gli uomini e le donne, cosiddetti “di larghe vedute”, che riescono ad essere insensibili o poco reattivi quando avvertono che una nuova persona è accanto all’ex coniuge. Molti che fino a qualche giorno prima giuravano di non provare più nulla per l’altro, nel momento in cui si accorgono che questi ha iniziato ad instaurare una nuova relazione, avvertono sorgere nel loro animo un’intensa, irrefrenabile gelosia, mista a disappunto e aggressività. Sentimenti questi difficilmente gestibili. Non è psicologicamente facile accettare che nel proprio talamo coniugale il proprio ex consorte accolga un altro uomo o un’altra donna. Non è assolutamente agevole pensare serenamente che quest’ultimo mangi nello stesso desco dove, per decine d’anni, la famiglia consumava i suoi pasti, sospettando, tra l’altro, che assapori i cibi comprati con i soldi dati da lui/lei all’ ex consorte per il suo mantenimento. Non è necessario essere siciliani per provare i morsi feroci della gelosia quando si sospetta o si è certi che qualcosa del genere avvenga. Ciò spinge chi prova questo sentimento ad atti e comportamenti particolarmente irritanti, se non chiaramente aggressivi, sia nei confronti dell’ex coniuge sia verso il suo nuovo amore. Ne sono un’evidente dimostrazione le bordate al vetriolo contro l’altro o l’altra fidanzato/a che si accompagna al marito o alla moglie.

Ancor più difficili da accettare sono i rapporti affettuosi dell’ex coniuge quando l’altro ha la veste del proprio miglior amico o amica, resosi subito disponibile per consolare il giovane divorziato o la giovane separata.

Data l’intensa gelosia, le conseguenti manifestazioni di collera e aggressività sono pertanto frequenti. Il modo di manifestarle è però diverso. Se la donna cercherà di colpire subdolamente l’ex marito sui beni a cui tiene di più: sull’amore dei figli, sulle sostanze economiche, sulle amicizie, l’uomo che tende a trasformare in immediate azioni aggressive il suo odio, la sua sofferenza e la sua rabbia, rischia di diventare, e sempre più spesso lo diventa, un feroce assassino: della propria consorte, della suocera che l’appoggia e del nuovo amore della sua ex! Anche la donna, a volte, uccide il marito ma più spesso non lo fa direttamente bensì tramite altre persone: il padre, il fratello, il nuovo amante, così come in un moto di disperazione o di aggressività può uccidere o ferire i figli e se stessa.

La gestione quotidiana dei figli

Con la separazione nasce il problema della gestione quotidiana dei figli. Se questi figli, ad esempio, sono affidati alla moglie è molto facile che questa si lamenti di non essere assolutamente aiutata dal marito. Pertanto, cercherà in tutti i modi di metterlo in difficoltà chiedendo il suo aiuto nei momenti meno opportuni, al fine di creare scompiglio, sia ai programmi lavorativi sia agli incontri sentimentali. Se invece il marito cercherà di impegnarsi nella gestione del figlio, è molto facile che la moglie veda questo suo desiderio come un’insopportabile intrusione e quindi farà di tutto per impedire i contatti troppo frequenti tra padre e figlio, anche accusando l’ex marito dei comportamenti i più infamanti come la violenza, l’abuso o le molestie sessuali.



[1] Scaparro F., Bernardini I., (1987), “Come ridurre i traumi della separazione”, Famiglia Oggi, settembre – ottobre, anno X, n.29, p. 65.

[2] Per il presidente dell’AMI Gian Ettore Gassani (associazione avvocati matrimonialisti italiani) il 70% delle coppie anche dopo la separazione ed il divorzio continua a essere in conflitto e a delegittimarsi.

[3] Vico G., (1987), “Educare il bambino in una famiglia instabile”, Famiglia oggi, Anno X, Settembre–ottobre, p. 29.

 

 

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