Le scuole per genitori

 AUTORE: Emidio Tribulato

Le scuole per genitori

 

 

Chi insegna ai genitori e ai familiari le tante nozioni fondamentali per una corretta educazione affettiva? Dove si trovano le scuole per genitori e chi sono i docenti?

 

Ogni tipo di educazione richiede infatti contenuti ed esperienze, maestri efficaci nel trasmettere e verificare le competenze e allievi disponibili ad accogliere gli insegnamenti, e poi luoghi e tempi nei quali è possibile effettuare l’attività formativa ed il tirocinio.

Se è vero che non c’è mai stata una scuola o un’università così come l’intendiamo noi, con una cattedra, un programma ministeriale e voti in pagella, per essere dei buoni genitori, fin dalle origini della specie umana per i piccoli e i giovani di entrambi i sessi non sono mancati per loro gli insegnanti, i contenuti da imparare, i tirocini da effettuare e le prove d’esame da superare, in quanto, questo tipo di formazione è stato sempre fondamentale per lo sviluppo della specie umana.

 I maestri.

Per quanto riguarda i maestri, chi è un maestro efficace?

Un maestro è efficace quando è vicino all’allievo e lo segue con costanza ed abnegazione passo dopo passo, nel suo cammino. Un maestro efficace ama l’allievo e lo comprende. E’ saggio, sereno, disponibile, maturo e autorevole. Rispetta l’allievo e si fa rispettare.[1]

Sue qualità e capacità sono la tranquillità interiore, la bontà d’animo, l’autorevolezza, la capacità di ascolto e di comunicazione. Un maestro efficace deve, inoltre, credere fermamente nel suo lavoro formativo ed avere idee chiare sui contenuti e sulle metodologie da mettere in campo.

Queste qualità e conoscenze, come per tutti i maestri, in parte devono essere già nel suo bagaglio culturale, in parte saranno apprese nel rapporto diretto con gli allievi. E, come per tutti i buoni maestri, egli deve essere attento alla maturazione conseguita da questi, in modo tale da comunicare e far attuare agli allievi le esperienze necessarie con gradualità, nel modo giusto e al momento giusto, utilizzando tutto il tempo necessario allo scopo.

L’istituzione che ha avuto le maggiori responsabilità di questi studi è stata sempre la famiglia. Il luogo nel quale si sono svolti le lezioni ed i tirocini è stato per lo più la casa o gli ambienti vicini alla casa. I maestri efficaci sono stati sempre i familiari, ma in parte anche gli amici. E dei familiari, per le donne, si sono impegnate soprattutto le madri e le altre donne della famiglia, così come per i maschi, maestri efficaci sono stati soprattutto i padri ma anche tutti gli altri uomini dell’entourage familiare: i nonni, gli zii, nonché gli insegnanti della scuola e gli adulti in genere. Ognuno di loro con costanza, abnegazione e sacrificio, sapendo dell’importanza del loro compito non trascurava di dare conoscenze ed esperienze affinché alla fine si formassero uomini e donne maturi, pronti non solo ad affrontare i problemi della società e del lavoro ma anche quelli della coppia e della famiglia. Uomini e donne sicuri e capaci nell’amalgamare le differenze, valutare e risolvere correttamente i problemi, le divergenze ed i dissidi, per poi essere a loro volta validi professionisti dell’educazione, cura e formazione di altri esseri umani.

In definitiva, così come avviene in tante professioni e mestieri, chi è stato un buon apprendista e allievo avrà la possibilità di diventare, a sua volta, maestro.

Gli allievi apprendevano mediante una serie di strumenti. Innanzi tutto il più valido strumento non è stato il libro ma l’esempio concreto della vita e degli atteggiamenti e comportamenti dei genitori e degli adulti in genere. Gli allievi imparavano, inoltre, mediante le parole che accompagnavano azioni e presenza. Si istruivano guardando e partecipando all’educazione e cura dei fratellini e nipotini più piccoli. Apprendevano con i coetanei mediante i mille giochi di ruolo negli angoli delle case e dei cortili.

In questi giochi l’interpretare il papà e la mamma era il gioco più diffuso. Le future mamme giocando con le bambole e i bambolotti (ne sono state trovate nelle tombe delle bambine di migliaia di anni fa) imparavano a conoscere che cosa è un bambino piccolo, come lo si accudisce, lo si culla, lo si addormenta, lo si educa e cura, lo si stringe al cuore con amore, lo si punisce quando è stato monello.

E’ attraverso questi strumenti pedagogici che veniva trasferita una cultura di base, simile in tutti i ceti sociali ed in tutte le famiglie, simile in tutte le epoche storiche ed in tutti i popoli. Accanto a questa cultura di base venivano comunicate informazioni più aderenti alle specifiche realtà sociali e familiari.

Il tutto in lunghe giornate, accanto alle sorelle maggiori e alle loro madri, senza l’impero della TV, dei videogiochi, dello sport, della danza, delle arti marziali, dell’equitazione, delle lingue straniere e delle mille altre attività, per lo più inutili, con le quali riempiamo le giornate dei nostri figli oggi. Ma soprattutto senza le nuove bambole come le Barbie con le quali le bambine si identificano come ragazze e donne: pronte a incontrare il bel giovane fusto da amare; pronte a comprare i vestiti più alla moda e gli accessori più belli e luccicanti; pronte a diventare veline, cantanti, attrici, in un mondo proiettato ed immerso nel piacere, nel lusso e nel consumismo, mentre poco o nulla imparano su come vivere la maternità e su come instaurare con un bambino piccolo un dialogo efficace ed intimo.

Oggi avvertiamo una grave carenza nel progetto educativo, nei luoghi e nei tempi da utilizzare, nei maestri da impegnare. Mamma e papà spesso sono fuori casa, occupati in mille altre faccende, mentre i bambini sono affidati nel migliore dei casi a dei nonni, nel peggiore dei casi alle baby-sitter, agli asili nido e ai baby-parking.

Anche quando i genitori sono a casa, giacché non è un buon maestro il genitore frettoloso, nervoso, scontroso e attento più al cellulare che alle esigenze di gestione della famiglia, attento più a far quadrare i conti che all’educazione affettiva dei loro figli, il trasferimento delle informazioni da una generazione all’altra si interrompe e si parcellizza in piccoli sporadici appelli senza riuscire a concretizzarsi in un armonico progetto globale.

Gli attuali allievi del mondo affettivo subiscono quindi le conseguenze della frattura della catena formativa. Educati male e poco sui temi affettivo relazionali dai loro genitori, poco e male possono educare i propri figli e nipoti.



[1] E. TRIBULATO, L’educazione negata, EDAS, MESSINA, 2005, P.233.

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