Intelligenza artificiale nella pratica medica

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Intelligenza artificiale nella pratica medica

Implicazioni deontologiche

           Le condotte professionali del medico sono sempre più intrappolate tra etica ed economia. A tal proposito è stata coniata l’espressione “crepuscolo del dovere”ad indicare una tendenza dell’etica deontologica ad essere sempre più tollerante nei confronti delle ragioni economiche. Salvo rare eccezionidobbiamo ammettere che non è lo spirito ippocratico quello che guida la gestione del sistema sanitario e, purtroppo, nemmeno quello che informa gran parte dei medici. La logica del sistema sanitario in cui sono inseriti, infatti, porta lontano da Ippocrate. Si basa infatti su un’idea della medicina quasi del tutto finalizzata all’individuazione della malattia e ad una sottovalutazione del malato nella sua individualità.

          Ben lontana da quanto affermava Ippocrate (460 – 370 a.C. ca): “Qual è la cosa più importante in medicina? Non è tanto che malattia ha quel paziente, ma chi è quel paziente che ha quella malattia”. Affermazione che rende bene l’idea di quello che è il paradigma ippocratico che ha influenzato profondamente l’etica e lo sviluppo della medicina occidentale e che ancora oggi dovrebbe essere la base su cui si deve fondare la pratica medica. Per Ippocrate ogni medico deve considerare il paziente come un essere fisico mentale e spirituale unico e sosteneva che conoscere e comprendere la sola malattia non era sufficiente senza un analogo livello di conoscenza del paziente.

Da qui nasce il concetto chiamato “l’arte della medicina”.

Enrico Facco e Silvano Tagliagambe, nel testo “Ritornare a Ippocrate. Riflessioni sulla medicina di oggi” (pubblicato nel 2020 da Mondadori Università), sostengono la necessita di riscoprire l’insegnamento di Ippocrate smontano il paradigma oggi egemone nelle scienze mediche, quello che si basa su una considerazione esclusivamente logico-analitica, che non tiene conto di una visione complessiva, olistica del paziente. Per farlo gli autori partono appunto da Ippocrate e dalla cultura presocratica, da quella conoscenza sapienziale e olistica che affonda le sue radici in tempi anche più remoti e trova

collegamenti col taoismo e il buddismo. Tutti i saperi che nella valutazione della salute esaminano non solo gli aspetti visibili del paziente, ma anche quelli invisibili, ma non meno reali, come lo stato interiore formatosi nel rapporto dell’individuo con l’ambiente.

       E’ importante notare che il paradigma ippocratico è stato sviluppato in un contesto storico specifico che vedeva la medicina legata, fin dalle sue origini, alla filosofia fino a quando, nel XVIII secolo, con lo sviluppo scientifico e l’affermarsi del pensiero positivista si è resa autonoma; periodo che segna l’inizio del predominio indiscusso del paradigma logico-analitico che pur essendo sempre importante, non è sufficiente in ampi settori della realtà come in molti ambiti della medicina.

          Con l’avvento della Intelligenza Artificiale (AI) la medicina è entrata in un’epoca radicalmente nuova e la sinergia tra AI e processi biomedici ha aperto prospettive impensate. Anche per questo è cogente che non vengano persi quei valori che sono espressione del paradigma ippocratico e che oggi richiamano a quelle Medical Humanities che sono manifestazione autentica della bioetica e della tradizione umanistica.  Possiamo pertanto affermare che oggi il passo verso un futuro medico più efficiente e responsabile passa per il ritorno a Ippocrate che sembra aver anticipato la dichiarazione dell’OMS (2011): “La salute è uno stato di totale benessere, fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

          I sistemi basati sulla AI potendo elaborare enormi quantità di dati generano informazioni tanto che il termine “intelligenza aumentata” si rivela più appropriato per descrivere il vero ruolo dell’Al. Questa tecnologia è progettata per migliorare l’intelligenza umana, non per soppiantarla. La combinazione dell’intelligenza umana e artificiale creerà un nuovo tipo diintelligenza “intelligenza collettiva” che consentirà ai medici di essere una combinazione delle due al servizio di una medicina più saggia. (Augmented Intelligence: Smart Systems and the Future of Work and Learning. Editor:

Araya D. Publisher: Peter Lang Inc., International Academic Publishers; 2nd edition, 2018).   

           Come affermava Ippocrate, pazienti diversi hanno bisogni diversi e gli esseri umani possono rispondere meglio a questi bisogni.  Ciò che è noto come “buon senso” umano può identificare e rispondere a scenari anomali in cui non si applicano le regole che normalmente caratterizzano una specifica condizione.  Ad esempio, un medico sa che i pazienti possono avere percezioni soggettive molto diverse riguardo alla gravità dei loro sintomi e al livello del dolore; è impossibile per i computer individuare queste differenze

I medici possono applicare queste nuove conoscenze a problemi specifici dei pazienti.  D’altra parte, Al non può creare la saggezza,che non è altro che il modo corretto di utilizzare la conoscenza umana, ad esempio valutando il contesto o tenere conto dei numerosi fattori soggettivi che incidono sulla salute di una persona che l’AI non può valutare. Allo stesso tempo le questioni etiche e morali, sollevate dall’utilizzo dei sistemi di AI, sono cruciali per il futuro della nostra professione e per l’impatto che esse avranno sui pazienti se non ben governate e se il Medico non sarà in grado di conoscerle e regolarle. Come ad es. in tema di:

Responsabilità: Chi è responsabile della decisione presa dai sistemi di AI o del fenomeno della black box cioè la propensione dei sistemi di AI a fornire risposte difficili? L’AI non sostituisce mai il medico, le decisioni finali rimangono in capo al medico per questioni etiche, deontologiche e di responsabilità.

Esplicabilità e trasparenza: Al medico, di ogni strumento che usa e che può influenzare la diagnosi, deve avere chiaro il suo funzionamento. Come deve sapere che cosa lo strumento ha usato per addestrarsi o comparare i dati e come sia stato introdotto sul mercato dopo prove di sicurezza ed efficacia. E’ necessario utilizzare modelli di intelligenza artificiale trasparenti e interpretabili per garantire che gli operatori sanitari abbiano la possibilità di comprendere e prendere decisioni da condividere in modo chiaro e comprensibile con i pazienti.

Privacy e sicurezza: Dare priorità alla privacy e alla sicurezza è essenziale. L’uso responsabile abbinato alla tutela della privacy può trasformare la salute globale, migliorare la cura dei pazienti e colmare le lacune sanitarie per un mondo più sano e più equo.

Distorsione e discriminazione: I sistemi di AI possono fallire nel rispondere a determinati quesiti (diagnostici, predittivi) perché i pazienti per i quali si cercava la risposta non erano adeguatamente rappresentati nel campione con il quale il sistema era stato istruito. Dovere del medico è tutelare il paziente nella sua individualità e da ogni discriminazione ed evitare distorsioni di valutazione. (Bias in gergo tecnico).

Autonomia. L’AI può influenzare la capacità decisionale e l’autonomia dei pazienti. Il paziente ha diritto ad essere informato adeguatamente per essere messo nelle condizioni di scegliere il meglio per sé stesso. Attenzione che per voler superare il “paternalismo ippocratico” e dare autonomia decisionale al paziente, spesso vissuta come un peso che ne farebbe a meno, a non passare dalla solitudine del medico al quella del paziente.

L’avvento dell’AI in medicina, se ancorata fortemente ai principi  fondamentali del paradigma ippocratico, Giustizia, Beneficenza, Non Maleficenza e Autonomia  accompagnati dai principi addizionali o conseguenti, quali dignità e rispetto della persona, la veridicità e l’onestà nel dire e nell’agire, potrà portare ad  un  epocale cambiamento di paradigma, in cui la medicina si evolverà in un ambiente di lavoro collaborativo dove macchine e esseri umani potranno interagire per la migliore assistenza al paziente. 

          Nei casi in cui la pratica medica venga chiaramente definita con un algoritmo, viene logico temere che il medico venga sostituito? Al contrario, i medici avranno più tempo per perfezionare “l’arte della medicina”eper dedicare più tempo all’assistenza e all’ascolto dei pazienti.

          L’automazione rappresenterà una minaccia per quei medici che si concentrano solo sull’elaborazione delle informazioni e sull’assimilazione dei dati medici.  Mentre, quei medici con forti capacità emotive (creatività, empatia, compassione) e che sanno ascoltare e prestare attenzione ai propri pazienti, esercitando quindi con saggezza medica, non saranno sostituiti.All’inizio di questa miaesposizione ho accennato al rischio che corre la professione di essere sempre più tollerante nei confronti delle ragioni economiche e riallacciandomi a quel concetto “il crepuscolo del dovere” concludo con una frase dell’astrofisico Steven Hawking: “ci stiamo preoccupando tanto di quando le macchine diventeranno umane, forse sarebbe meglio preoccuparci di quei medici che si stanno trasformando in macchine”.

(Relazione al convegno “Fisiopatologia genitale femminile nelle età della vita”, Trento 17-18 maggio 2024)

                                                                                               Marco Ioppi

                                                                                               Ginecologo

                                                                                           Presidente OMCeO  – Trento

Ioppi va in pensione «Rovereto si impegni per il suo ospedale» - Trento -  Trentino
Priorità bassa umana stretta di mano del robot, trasformazione digitale dell'intelligenza artificiale
disegno di sfondo medica

Alda Merini nel racconto di un amico.

Quando la poesia si fa canto e corpo di una vita

          Marco Campedelli, sacerdote, burattinaio e scrittore veronese, ha tenuto lo scorso 23 maggio presso l’oratorio di Cerese una performance narrativa in cui ci ha presentato la figura di Alda Merini. L’incontro è stato l’ultimo di una serie di appuntamenti promossi e organizzati dalla comunità MASCI Mantova 1 (Movimento adulti scout cattolici italiani) dal titolo “Voci di donne per il nostro presente”, dedicati a Vittorina Gementi, Maria Montessori, Etty Hillesum e infine ad Alda Merini. Con questa grande e originale figura di donna e poetessa, Marco Campedelli ha intessuto una relazione di amicizia durata più di dieci anni nella quale egli è stato testimone diretto della sua scrittura poetica e del sorgere della sua ispirazione. Conosciuta alla presentazione di un libro, per ragioni misteriose Alda lo ha scelto come persona a cui dettare in lunghe e improvvise telefonate spesso nel cuore della notte, le sue poesie rendendolo così partecipe della sua vita e della sua anima in un rapporto profondo e complesso.

          Partendo da quest’esperienza diretta, Marco Campedelli ha scritto un libro che delinea la figura di Alda Merini dal titolo suggestivo “Il vangelo secondo Alda Merini” (ed. Cluadiana) e lo spettacolo-narrazione “Ho messo le ali” realizzato con l’accompagnamentoto musicale di Antonio Canteri.

          Il racconto di Marco parte proprio da questo verso di Alda “ho messo le ali” per indicare uno degli aspetti essenziali della sua esperienza poetica: la poesia è stata per la Merini uno strumento per mettere le ali e sfuggire alle angosce e alla mortificazione patita durante i suoi ricoveri in manicomio. All’interno dell’ospedale, infatti, fu concessa ad Alda la possibilità di appartarsi in una stanza con una macchina da scrivere e questo le ha permesso di produrre alcune delle sue liriche più intense e di poter emergere dall’abbrutimento e dalla violenza di quella reclusione.

          Per questa esperienza così drammatica e radicale, la Merini è diventata non solo una poetessa ma anche l’icona di chi è riuscito a sopravvivere, di chi riesce a mostrare una capacità di riscatto e la possibilità di scendere nelle condizioni più penose per poi ritornare alla vita con una nuova consapevolezza della stessa. Nasce così una figura che diventa sempre più pubblica e amata proprio per il suo essere testimone di alterità e di libertà.

          Al centro del percorso umano della Merini vi è senz’altro la poesia, non solo come strumento per sopravvivere e trasformare il dolore ma anche come modo per connettersi più profondamente alla realtà, assimilarla e cogliere in essa il lato trascendente.

         La poesia è stata per Alda la sua prima vocazione, il suo primo autentico impulso per essere se stessa e per essere nel mondo. Un mondo che invece tendeva in modo tacito a chiuderla nel recinto di una vita “ordinaria” di donna, casalinga, madre, all’interno di un ruolo predefinito.

         Alda sovverte tutto questo dentro di sé, non sa mettere un freno alla forza delle sue parole ispirate che le sgorgano urgentemente e che deve scrivere e condividere. La sua poesia è quindi spesso immediata e incontenibile, come se in quel momento fosse in contatto con un nucleo di sé incandescente e profetico. Marco Campedelli è stato testimone di questi momenti di “trance poetico” in cui durante le lunghe telefonate notturne all’improvviso Alda gli diceva “scrivi” e iniziava a dettargli poesie e aforismi che Alda poi solo raramente correggeva o modificava.

          In questo sta senza dubbio un tratto originale della vita e della figura di Alda Merini; possiamo dire che Alda non è stata una semplice poetessa, non si limitava a scrivere poesie ma la poesia era la forma del suo essere al mondo, il suo modo di percepirlo e di rapportarsi ad esso e anche probabilmente il tramite, il medium per entrare in rapporto con gli altri.

        Quali erano i contenuti di questo mondo poetico che Alda ci ha donato?

          Marco Campedelli ha presentato una breve rassegna dei temi che a mio modo di vedere possono essere raccolti attorno a questi due grandi poli: il dolore e l’amore.

          Alda Merini canta il dolore connesso innanzi tutto alla condizione di chi vive l’emarginazione, la reclusione manicomiale, ma anche il suo dolore più personale legato agli amori non corrisposti, alle figlie che non ha potuto tenere con sé, all’indifferenza e alla diffidenza che per molti anni l’ha circondata. Il punto più significativo di questo polo è probabilmente la raccolta di versi “La Terra Santa” in cui Alda riporta molto della sua esperienza manicomiale.

          L’altro punto si esprime in tutte quelle poesie in cui Alda Merini riesce a trascendere questa condizione di dolore attraverso un atteggiamento di pura resa e di offerta amorosa incondizionata e quasi assoluta. In questo Alda canta e in certo qual modo si identifica con le grandi figure della cristianità: Maria, la Maddalena, Gesù, san Francesco. Sono queste le opere di Alda che diventano una sorta di presentazione incarnata del messaggio cristiano attraverso la sua stessa persona, il suo stesso corpo. Alda riconosce nel percorso di Maria, di Gesù stesso il suo percorso di vita: figure di emarginati, non capiti, esclusi, condannati, che tuttavia grazie alla loro “folle” fiducia in Dio si sono abbandonati all’amore e per questo sono riusciti a superare la prova e vincere la morte.

          Per questo si può parlare di una sorta di rivisitazione del vangelo attraverso le poesie e la personalissima religiosità e spiritualità di Alda Merini. Come in molte mistiche, questa spiritualità non è scollegata dalla corporeità, dalla carnalità delle passioni e degli afflati amorosi. In Gesù e in Maria, Alda riconosce la propria corporeità, la sofferenza fisica, il travaglio emotivo e passionale. Anche questo è un aspetto che getta una luce profondamente illuminante sul messaggio cristiano, attraverso le parole di Alda Merini noi possiamo sentire in modo viscerale e fisico il travaglio dei protagonisti del vangelo e attraverso questa lettura capire fino in fondo la bellezza e il dono che sono racchiusi nel mistero dell’incarnazione.

Paolo Breviglieri

Psicologo-psicoterapeuta

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