Età scolare e periodo di latenza

Età scolare e periodo di latenza

Quando il bambino passa dalla scuola dell’infanzia alla scuola elementare, sperimenta un’ulteriore trasformazione della sua vita sociale. Le sue energie si distolgono dai rapporti intimi con la sua famiglia e sono investite in due attività principali: i rapporti tra pari e l’istruzione. Questo periodo, che va dai sei –sette anni, ai dodici anni, si chiama periodo di latenza in quanto i desideri erotici, le gelosie e le paure della prima infanzia ad esse collegate, non si evidenzieranno più, finché i mutamenti psicologici e sociali della pubertà li faranno di nuovo rivivere.

Nell’età scolare il bambino è costretto ad adattarsi a persone diverse dai suoi genitori, la cui immagine si riduce progressivamente. In questo periodo, inoltre, egli perde l’egocentrismo, l’animismo, la logica precausale e la morale autoritaria. Nei suoi rapporti sociali può manifestare un atteggiamento democratico e cooperativo (Piaget, 1964, p. 47).[1] Diventano possibili le discussioni, per cui il bambino dà valore non solo alle idee proprie ma anche a quelle degli altri coetanei. Nei suoi ragionamenti tiene conto di ciò che osserva. Comincia a capire che le parole, le regole e i pensieri, sono distinti dagli oggetti e dalle attività concrete del mondo. Nelle spiegazioni dei fenomeni fisici usa i concetti di tempo, forze e utilizza la logica reale (Wolff, 1970, p. 21). [2] Scopre la vita sociale ed il rispetto reciproco (Piaget, 1964, p. 63),[3]in quanto è costretto ad adattarsi ad un contesto ampio e variegato con delle persone diverse. Fa l’esperienza di un ambiente che si presenta, dal punto di vista affettivo, molto più indifferente verso di lui rispetto a quello vissuto in famiglia con i suoi genitori. Nella classe e nella scuola egli è solo uno dei tanti, fa parte di un gruppo, è alla pari con gli altri e non è più, com’era prima in famiglia, l’oggetto preferito di tenere premure. Deve adattarsi a inevitabili costrizioni cui non è abituato. Questo svezzamento affettivo, se non è eccessivo e se il bambino è abbastanza forte per sostenerlo, lo rende più vigoroso ed autonomo. A questa età la competizione diventa intensa. I paragoni con i suoi compagni riguardano l’intelligenza, la simpatia e la bravura (Wolff, 1970, p. 28). [4]

 Le amicizie.

Questa è anche l’età nella quale entrano in gioco dei forti legami affettivi e di intimità con l’amico o l’amica del cuore con i quali è bello parlare, sedere accanto nello stesso banco, ritrovarsi dopo la scuola a casa dell’uno o dell’altro, vivere insieme le feste di compleanno. In tal modo viene ad essere rafforzato il senso di sicurezza: ‹‹Oltre la mamma e il papà vi è anche Giulio che mi può aiutare e mi sostiene perché è mio amico››. A ciò si aggiunge una chiara e netta identità e ruolo sessuale. Noi siamo maschi e quindi…ci comportiamo da maschi, noi siamo femminucce e quindi…ci comportiamo da femminucce.

La preadolescenza.

Nella preadolescenza, che inizia verso gli otto anni e mezzo, gli amici assumono sempre più importanza. Essi non sono solo utili per giocare, ma diventano realtà affettive, preziose per il dialogo ed il confronto. Gli amici permettono al bambino di vedersi con gli occhi di un altro coetaneo. Con loro è possibile parlare di tutto: egli si può confidare della propria vita intima, dei rapporti con i genitori e con gli insegnanti. Con loro è anche possibile discutere delle difficoltà che incontra con il gruppo dei pari. Agli amici vuole bene e, pertanto, vi è da parte del preadolescente lo sforzo di venire incontro ai loro bisogni e alle loro necessità. Il legame che li unisce a loro è saldo, forte e intenso di emozioni. Quando essi si allontanano, per percorrere altre strade con altri coetanei, il preadolescente avverte gelosia e dolore. Invece, quando preferiscono loro ad altri compagni di gioco, si sentono orgogliosi e sicuri. Con gli amici collaborano per risolvere i problemi che possono farli soffrire. Con essi riescono a trovare dei compromessi anche perdendo qualcosa di proprio. Soprattutto nel gruppo dei maschi, con gli amici si organizzano dei giochi o si formulano dei piani per raggiungere determinati obiettivi, nei quali si mette a confronto forza, agilità, coraggio, intraprendenza.


[1] Cfr. J. PIAGET , Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia, Op. cit., p. 47.

[2] S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Op. cit., p. 21

[3] Cfr. J. PIAGET , Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia, Op. cit., p. 63.

[4] S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Op. cit., p. 28

Condividi, se ti va!