Aborto e aiuto alle donne

EDITORIALE

          A proposito della legge 194 forse non è inutile richiamarsi ad un importante denuncia del Comitato Nazionale di Bioetica proprio a proposito di questa legge che non è stata sufficientemente applicata nella prevenzione e nell’aiuto alla donna in gravidanza per evitare la drammatica decisione di abortire. E questa la posizione del Comitato nazionale di bioetica espressa in un documento del 2005 intitolato: «Aiuto alle donne in gravidanza e depressione post-partum», nel quale analizzava lo stato di applicazione della ormai famosa legge 194. Dopo aver rilevato che  la stessa intitolazione della 194 fa «innanzitutto riferimento alla tutela sociale della maternità», il Comitato afferma che le disposizioni che «si incentrano sul concetto di aiuto alla donna da offrirsi nel momento in cui accedere al colloquio previsto dalla normativa, avrebbero dovuto costituire l’aspetto unanimemente condiviso dell’approccio sociale giuridico al problema dell’aborto, ma la loro attuazione secondo un giudizio ampiamente condiviso è rimasta insufficiente». Tali disposizioni, «orientate al fine di rimuovere le cause che porterebbero la donna all’interruzione della gravidanza», rileva il Comitato Nazionale di Bioetica, muovono «nel senso di un impegno dei servizi socio-sanitari sia dell’interesse della donna, sia dell’interesse del concepito ed esprimono la non indifferenza, in ogni caso, dell’ordinamento giuridico rispetto alla prospettiva di un’interruzione della gravidanza». In tal senso, secondo il Comitato, «rispondono a una finalità preventiva dell’aborto da realizzarsi, secondo la volontà espressa dal legislatore, attraverso il dialogo e l’aiuto».

Inoltre, è il richiamo del Comitato, «una speciale attenzione va riferita alle donne immigrate, soprattutto se la loro presenza in Italia non sia regolare». Questa  effettivamente rappresenta uno dei grandi problemi della questione dell’aborto perché e a tutti evidente una posizione di debolezza e fragilità proprio della stragrande maggioranza delle donne immigrate che più di tutte hanno bisogno di aiuto concreto e di incoraggiamento efficace.

Occorre perciò recuperare «un ampio impegno condiviso a sostegno della donna in gravidanza, così da rendere palese nel contesto sociale e nella pubbliche istituzioni un clima positivo di disponibilità verso la gravidanza in atto, clima la cui impercettibilità è sembrata, non di rado, scarsa». E perciò necessario distinguere, nel colloquio, una fase mirata all’aiuto sociale e psicologico e tale da coinvolgere competenze ulteriori a quella sanitaria. Nel corso del colloquio, perciò, va fatto tutto quanto è necessario affinché la donna abbandoni la scelta dell’aborto, che invero costituisce sempre una decisione traumatica e tragica.

E’ inaccettabile inoltre, «sia rispetto ai diritti delle donne sia rispetto alla dignità dei portatori di anomalie o malformazioni, che nell’ipotesi più frequente relativa all’articolo 6 della legge quella in cui un grave pericolo per la salute psichica della donna in caso di prosecuzione della gravidanza risulto riferito a rilevanti anomalie o malformazioni del feto, si consideri nel sentire sociale il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza come scontato». Non c’è dubbio che proprio questo aspetto genera inquietudine nell’opinione pubblica perché sovente nell’ipotesi di malformazione del nascituro viene prescelta quasi automaticamente la via dell’aborto. Senza voler sindacare su questo gravissimo problema che tocca nel più profondo il vissuto delle persone, risulta tuttavia quanto mai urgente una presa di coscienza ed un’adeguata attenzione soprattutto alla luce di interrogativi se la vita debba essere accettata e accolta soltanto quando si è integri, sani e forti secondo i ben noti canoni della società del benessere e dei consumi

         Anche alla luce di questa presa di posizione del Comitato Nazionale di Bioetica emerge il problema di una prevenzione concreta e di una dissuasione fattiva rispetto alla grave decisione di abortire. Il che non vuol dire porre mano alla riforma della legge 194 quanto piuttosto di applicarla in tutte le sue parti. Di qui il ruolo sempre più importante dei consultori che non possono essere solo organi notarili ma dovrebbero svolgere una fondamentale opera educativa e preventiva.

Armando Savignano

Disposizione di carta fatta donna che piange
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