3°. Il ruolo terapeutico del padre spirituale

Spiritualità

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3°. Il ruolo terapeutico del padre spirituale

Le dinamiche del processo.

                Avendo presentato i requisiti che deve avere il Padre spirituale, occorre ora mostrare come si esplica la sua azione terapeutica.

         Innanzitutto, è per mezzo della parola che il medico spirituale cura i suoi figli, perché come dice l’autore ispirato dei Proverbi: “La lingua dei saggi guarisce” (Pro 12,18). “Padre, dicci una parola di salvezza”. Essi con questo non chiedono consigli teorici, ma un vero sollievo per le loro anime. E il potere terapeutico della parola dei Padri si manifesta spesso immediatamente, come appare nelle Vite dei santi.

         Con le sue parole il Padre spirituale incoraggia suo figlio, “lo esorta, lo consola, lo cura come un membro malato”. Se gli dà un insegnamento, questo non ha un carattere astratto e speculativo, ma concreto ed efficace. Come i medici più esperti non si accontentano generalmente di guarire le malattie presenti ma, nella loro saggia esperienza, vanno alle malattie future e le prevengono con prescrizioni e rimedi salutari, così questi autentici medici delle anime, distruggendo in anticipo, nella conferenza spirituale, come con un celeste antidoto, le malattie del cuore prima che queste compaiano; impedendo che esse si sviluppino nello spirito dei giovani, svelano loro le cause delle passioni che li minacciano e i rimedi che restituiscono la salute.

         Il Padre spirituale non cura solo con le parole. Manifestando verso i suoi figli una preoccupazione incessante, prega per loro, affinché agisca su di essi la grazia terapeutica di Dio. “Padre, prega per me”: è la formula con cui, molto frequentemente, il figlio spirituale introduce o conclude i suoi discorsi con il suo Padre.

“E’ opportuno sollecitare la preghiera dei nostri padri”. Infatti sta scritto: “Pregate gli uni per gli altri” (Gc 5,16), e anche: “Le persone sane non hanno bisogno del medico; sono i malati invece ad averne bisogno” (Lc 5,31). Per chiedere la preghiera, di’ questo: “Abba, sto male, ti supplico, prega per me perché tu sai che ho bisogno della misericordia di Dio”. Una delle ragioni di questa richiesta è che “la preghiera del giusto” che è il Padre spirituale, “è molto potente” (Gc 5,16), la sua santità gli consente di ottenere da Dio ciò che il suo figlio non è ancora degno di ottenere.

         Il Padre spirituale agisce anche con l’esempio che dà. Conformandosi perfettamente alla volontà di Dio, mostra ai suoi figli attraverso ogni sua azione e ciascun atteggiamento e i modi d’essere come ci si deve conformare. “Tutti guardano a lui come a un’immagine esemplare e considerano le sue parole e le sue azioni come una regola e una norma”. San Paolo stesso menziona il valore di questa esemplarità quando raccomanda: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno predicato la parola di Dio e, contemplando l’esito della loro maniera di vivere, imitatene la fede” (Eb 13,7). Anche questo è anche sottolineato dai Padri”.

         Occorre notare che l’esempio che il Padre spirituale offre con le sue parole, le sue azioni e il suo atteggiamento, possiede un’efficacia tale da trasformare coloro che entrano in contatto con lui. Il vero Padre spirituale possiede una forza carismatica che si manifesta con la semplice presenza, e di cui san Giovanni Climaco sottolinea il potere terapeutico”.

         Questa forza carismatica dà al Padre un potere di azione eccezionale per venire in aiuto ai suoi figli in difficoltà nel cammino spirituale. Occorre notare che spesso, e per umiltà, è “senza che essi lo sentano e in segreto” che il Padre spirituale “può dare sollievo a coloro che soffrono”.

         Tuttavia, il Padre spirituale non impone questa forza che egli possiede per dono di Dio. La sua azione non si esercita senza che il figlio spirituale, liberamente, la lasci agire in lui. Non solo essa non esclude, ma implica la sua collaborazione. Questo perché l’azione terapeutica del Padre spirituale si esercita prima di tutto attraverso un trattamento che egli prescrive a suo figlio, e che questi ha il compito di applicare, e che sarà tanto più efficace quanto più egli avrà cura di metterlo in pratica.

         Ciò che caratterizza sempre il trattamento prescritto dal Padre spirituale, è che esso è perfettamente adattato alla personalità del malato, alla sua situazione particolare, al suo stato e alle sue disposizioni attuali. Il Padre spirituale, osserva san Giovanni Climaco, “deve osservare e adattare i rimedi in modo appropriato”. Ecco perché, come consiglia san Gregorio Nazianzeno, “il medico osserverà i luoghi, le circostanze, le età, i momenti, e altre cose di questo genere”. Infatti, egli spiega, “nei trattamenti che noi pratichiamo, un unico e medesimo rimedio non è sempre e per gli stessi molto salutare o molto azzardato. “Come, osserva ancora, non si danno al corpo gli stessi rimedi e gli stessi alimenti, ciascuno infatti riceve il trattamento proprio secondo che sia in buona salute o soffra di una malattia, così anche le anime sono curate secondo principi e metodi differenti. La testimonianza dell’efficacia del trattamento è data dagli stessi pazienti. La parola spinge alcuni, l’esempio regola altri. Il pungolo è necessario a questi, il morso a quelli. Gli uni sono lenti e difficilmente si lasciano spingere al bene: occorre invece che la scossa della parola svegli altri”. “Ad alcuni è utile un elogio, ad altri il biasimo, se lo si usa a proposito; ma dati in controtempo e in controsenso, tutti e due sono nocivi. Gli uni sono rimessi sul giusto cammino per un incoraggiamento, gli altri attraverso una correzione”. “Spesso, il più debole si trova ad essere anche il più umile di cuore: egli deve dunque subire un trattamento più dolce da parte dei medici spirituali. L’inverso è evidente”.

         Proprio perché egli è illuminato dall’esperienza personale, ma anche perché è dotato di discernimento ed è illuminato dallo Spirito Santo, il medico spirituale è in grado di determinare il rimedio adeguato. Per queste ragioni, non sempre il rimedio corrisponde a quello che il malato si aspettava.

In un certo numero di casi, “in cui il malato è grave”, “è necessario un trattamento energico”, che il medico spirituale deve applicare con fermezza contro le reticenze del malato. Ciò è quanto nota per esempio san Cipriano: “Il sacerdote del Signore deve impiegare dei rimedi curativi. E’ un cattivo medico colui che tratta con dolcezza gli ascessi tumefatti e che lascia proliferare il veleno nelle parti interne del corpo. La ferita dev’essere aperta e incisa e, dopo l’asportazione delle parti incancrenite, deve intervenire una cura energica, anche se il malato protesta, grida e si lamenta perché non può sopportare il dolore; in seguito, ringrazierà il medico quando si sentirà in buona salute”.  “E il male di ciascuno, forse, è che, laddove la dieta e l’astinenza da ciò che piace sarebbero necessari, si cerca piuttosto di soddisfarsi con cibi nocivi e d’ingozzarsi in abbondanza. E’ per questo che il medico esperto non acconsente subito alle richieste del paziente, ma promette di soddisfare tutte le sue esigenze; il malato, persuaso che va bene, persegue l’oggetto dei suoi desideri, mentre il medico dissimula i medicamenti; l’uno attende e pazienta tutto gioioso, l’altro, abile, davanti a lui mostra ciò che somiglia del tutto a quello che egli cerca, ma che, in fondo, è del tutto diverso per gusto e di un’efficacia insospettata. Appena il malato accetta i rimedi, il solo contatto, contro ogni speranza, già gli fa effetto; allo stesso tempo il gonfiore diminuisce subito, la ferita scompare completamente e, ormai non sopporta nemmeno di pensare a ciò che prima infiammava la bramosia. Occorre vedere e ammirare questo miracolo assolutamente inspiegabile, così come è avvenuto; senza altri contatti se non quello del soccorso e della vista dei preparativi medici, [il medico] fa che la salute torni ai malati, che i gonfiori e le ferite si riducano, che il bruciore della sete si spenga; divorati, prima, dal desidero di nutrimenti malsani e nocivi, i malati, al contrario, ora desiderano quelli che sono proficui ed ecco che raccontano a tutti i miracoli del medico e i procedimenti mirabolanti della sua arte”.

Questi ultimi casi riguardano soprattutto precisi interventi medici e non devono farci dimenticare che il trattamento spirituale nel suo insieme esige una collaborazione attiva e permanente del malato.

Avendo precisato ciò, l’obbedienza appare come il primo dovere del figlio spirituale riguardo al suo padre. L’Apostolo ci invita: “Lasciatevi persuadere dai vostri capi e siate sottomessi” (Eb 13,17). L’obbedienza spesso è presentata dai Padri come una via che dà accesso diretto alla guarigione spirituale e alla salvezza, e che conduce sicuramente agli stadi più avanzati della vita spirituale, via che lo stesso Cristo ha indicato nel farsi obbediente a suo Padre fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,8). San Giovanni Climaco parla di “rimedio dell’obbedienza”. L’obbedienza al Padre spirituale

aiuta l’uomo a rinunciare in particolare alla propria volontà, che è una delle fonti principali delle sue malattie, essendo il principio dell’orgoglio. Essa lo aiuta, pertanto, ad acquistare l’umiltà, che è una delle virtù fondamentali più importanti, la porta principale della grazia divina. Grazie ad essa, egli può giungere rapidamente alla noncuranza spirituale (amerimnìa), che è un’assenza totale d’inquietudine rispetto alle cose del mondo, quindi una forma di distacco da questo a favore dell’attaccamento a Dio, ma anche uno stato di pace interiore che corrisponde all’hesychia nel suo senso più elevato.

L’obbedienza, occorre precisarlo, dev’essere totale; essa esclude che si contraddica e anche che si giudichi il Padre spirituale in qualsiasi cosa. Implica che ci si affidi a lui in tutto. Ciò significa che ci si deve sottomettere al suo giudizio e alla sua volontà fin nelle azioni in apparenza più insignificanti, ma la cui somma costituisce l’esistenza umana e che sono di grande importanza per la giusta relazione dell’uomo con Dio e per il suo progresso spirituale.

L’obbedienza al Padre spirituale non è sottomissione a un’autorità che si impone. Essa è, piuttosto, fondata sulla fede, sulla fiducia e soprattutto sull’amore. Il rispetto totale della libertà dei figli spirituali, del resto, costituisce una qualità dei veri padri, i quali propongono più che imporre, raccomandano più che comandare, applicando il consiglio dell’Apostolo Pietro: “Pascete il gregge di Dio che vi è stato affidato, sorvegliandolo non per costrizione, ma di cuore secondo Dio; […] non come se foste voi i padroni nella porzione degli eletti, ma facendovi modelli del gregge” (1Pt 5,2), e progressivamente sapendo scomparire davanti ai loro figli man mano che essi s’incamminano per arrivare alla statura di uomo adulto in Cristo, applicando nei riguardi di ciascuno l’esempio di san Giovanni Battista: “Egli deve crescere, io invece diminuire” (Gv 3,30)

                                                                               Mons. Egidio Faglioni

Migliora monsignor Faglioni | Gazzetta di Mantova
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Concetto di risveglio spirituale
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